Barefoot. Un po’ di chiarezza sulla corsa a piedi nudi.

Di recente, su uno dei principali quotidiani nazionali, è uscito un articolo che demonizzava l’utilizzo di barefoot. Cioè di scarpe minimaliste a ridotto spessore o della corsa a piedi nudi.
In controtendenza agli studi scientifici fatti finora; e citando un indagine fatta all’ultimo congresso dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons, suggeriva un ritorno all’ iperammortizzazione. Comunque , in contraddizione, consigliando il camminare a piedi nudi e al non utilizzare scarpe con il tacco o troppo strette!!!!!!
Ho trovato questo recentissimo articolo di Altman e Davis che mette un po’ di chiarezza comparando i runner con scarpe e senza.

GLI INFORTUNI A CONFRONTO TRA RUNNER SCALZI E NON.
La comunità scientifica sostiene che la corsa senza scarpe potrebbe ridurre il rischio di infortunio per il minor impatto con il suolo e per il rinforzo dei muscoli intrinseci del piede. Altri esperti sostengono invece che correre scalzi potrebbe aumentare l’incidenza degli infortuni per la mancanza di ammortizzazione tipica delle moderne scarpe da corsa.
Un dato sicuro è che l’incidenza degli infortuni nella corsa con le scarpe è il 79%. Le moderne scarpe da corsa hanno modificato completamente l’appoggio iniziale del piede portandolo sul tallone (89% dei casi), di conseguenza, potrebbero avere un ruolo importante. Il barefoot è caratterizzato, nella maggior parte dei casi, da un appoggio iniziale di avampiede, che ne riduce l’impatto; da una lunghezza del passo più corta, che riduce il carico a livello di ginocchio e anca e da un aumento della reattività plantare. L’unico rischio è l’aumento del carico sul gastrocnemio e sull’arco plantare.

I risultati ottenuti hanno evidenziato una riduzione del 30% degli infortuni nei runner barefoot rispetto ai runner con le scarpe. Gli infortuni più frequenti sono stati al piede, senza differenze significative tra i due gruppi. Gli infortuni alle anche, ginocchia e caviglie sono stati inferiori nei runner barefoot anche se questi hanno evidenziato un numero maggiore di abrasioni nella superficie plantare del piede. L’utilizzo di scarpe minimaliste, anche se rimuovono input sensoriali importanti, proteggono il piede da questi infortuni senza modificare in modo importante le variabili biomeccaniche del barefoot. La fascite plantare è stata più frequente nel gruppo dei runner con le scarpe probabilmente perchè il barefoot determina un rinforzo eccentrico dei muscoli intrinseci del piede. Il dolore femororotuleo e la sindrome della bandelletta sono stati più frequenti nel gruppo di runner con le scarpe. Nel barefoot una minore flessione di ginocchio durante la fase di appoggio e quindi una diminuzione dell’attività del quadricipite potrebbe spiegare la riduzione del dolore al ginocchio. Gli infortuni al ginocchio sono il disturbo più frequente nei runner e il barefoot , o la corsa con le scarpe minimaliste, potrebbe avere un importante effetto preventivo. Il gruppo barefoot ha riportato un numero maggiore di infortuni al gastrocnemio/soleo, al tendine di Achille e al tibiale posteriore, probabilmente a causa del patter di appoggio più anteriore. Questo appoggio necessita quindi di un lavoro eccentrico di queste strutture e insegna che ogni muscolo ha bisogno di tempo, allenamento e gradualità per cambiare il suo carico posturale , dinamico e non. Quindi non ha senso domani andare a correre senza scarpe se è da una vita che corriamo con scarpe iperprotettive.

Il passaggio a barefoot è un processo graduale che dura mesi. Il mio consiglio è continuare a correre con le scarpe a cui si è abituati se non si ha nessun problema. Se invece vi è una qualsiasi patologia legata alla corsa bisognerebbe farne una precisa valutazione e nel caso decidere e impostare un passaggio graduale a barefoot.

ft. Dario Domeniconi

Altman AR, Davis IS. Prospective comparison of running injuries between shod and barefoot runners. Br J Sports Med. 2015 Jun 30.

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